Solitudine

rid_solituHo scritto il tuo nome sulla spiaggia, straniero

ma le onde l’han cancellato

scrissi Donna

ma l’alta marea ti violenta

ho visto bambini separati

da muri di odio costruiti dai padri

la dignità perduta di un lavoro

che non c’è

nessun sole mi ride

ma nel vuoto, nel freddo

aiutami a sognare ancora

Fili di speranza

Quanti fili ho appeso all’albero della vita
nel trascorrere di stanche lune mute

cercando la parola amore
nel dizionario vuoto dell’umanità 

attraversando con ansia boschi di pioppi scheletrici
bagnati da nebbie di città sporche

buttando sogni bambini
dentro arcobaleni sconosciuti

 interrogando il mondo nei fotogrammi
di un film che non avrà spettatori

 assistendo ogni minuto con rabbia
 alle ingiustizie subite dall’altro

 che il viandante il saggio il giusto
mi indichi la strada per la festa degli umili

 mentre la farfalla lieve sul fiore rosso
riposa nel futuro già morto

e i filamenti d’argento appendono
sulle labbra le parole

il vecchio albero sopraffatto dal tormento
inesorabilmente cadrà

Renzo Furlano

Filari in versi

tn_frattolinPremio Internazionale di Poesia 2009 – 2010
La Cantina Produttori Cormòns (GO) è nota nel mondo, oltre che per i suoi ottimi vini, soprattutto per il Vino della Pace, inviato ai capi di Stato del Mondo. Stappando una delle cinquemila bottiglie si avvera il sogno di liberare il Genio dormiente nel soave vino estratto da quasi seicento vitigni diversi, provenienti da tutti i continenti; così nel bicchiere fluisce il sapore del mondo distillato attraverso il frutto più nobile, l’uva. La “Vigna del Mondo” prospera a Cormòns, nell’unica regione d’Europa, il Friuli Venezia Giulia, in cui s’incontrano la cultura latina, germanica e slava, dove la concordia è stata sempre un’aspirazione e una necessità. Le etichette sono state illustrate dai più grandi artisti italiani e stranieri. Da Zoran Music, Arnaldo Pomodoro, Enrico Baj, Dietman, Minguzzi, Salvatore Fiume, Pietro Consagra, Giorgio Celiberti, Giacomo Manzù, Aligi Sassu, Finì, Darko Bevilacqua, Emilio Vedova, Anderle, Rauschenberg, Corneille, Treccani, Nagasawa, Tadini, Ceroli, Dario Fo; ed i versi di Renzo Arbore, Mario Luzi, David Maria Turoldo, Elio Bartolini, Alda Merini, Andrea Zanzotto, Moni Ovadia e Yoko Ono, che hanno negli anni creato un’originale e unica Galleria permanente d’opere d’arte d’alto livello, che lega per sempre e indissolubilmente l’arte con il più nobile dei prodotti della terra: il vino.
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Lievi veli

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Lievi veli velano la luna
scolorando le stagioni dell’amore
Fragili frante conchiglie
giacciono spogliate dall’onda del tormento
Le ali dell’infinito
sbattono nell’aria densa del disinganno
Nulla può più  la luna
che nel pozzo disseccato si specchia

È la stanza illuminata
di diversa luce
Lo stupore del rumore
di un petalo di rosa che cade
La sorpresa di una bollicina di sapone
che svanisce tra le dita
è il sapore ritrovato
del tuo bacio

Che vorrei

Di me dimenticato amore

************** 

Volevo camminare sulle nuvole
oltre lo scorrere del tempo
 non te l’ho mai detto
chiudo gli occhi e ti guardo
mentre dipingo nell’anima
il tuo viso di ragazza
 non te l’ho mai detto
specchiavo il mio breve futuro
nel profondo dei tuoi occhi
mare di gioia
 non te l’ho mai detto
ora le nuvole accarezzano il silenzio
sussurro di memorie
dei giorni finiti.

************** 

Dedicata all’amico poeta Luciano Morandini

Ho inseguito
molti pensieri
camminato nella speranza
di sogni spezzati
una stretta strada
impolverata
come sospesa
nell’attesa
della brezza
fredda
che rischiara
la realtà.

Ho cercato
ciò che
sembrava
Amore
in ogni altrove
in ogni momento
nel vento
nel mare
su nel blu
in una donna
nel tempo
t’attendo.

Ho presunto
e sbagliavo
nel dirmi importante
volevo
oh, io
piccola formica
lasciare orma
del mio breve cammino
leggero
come il trastullare
di una foglia
che cade nell’ultima stagione

************** 

Non l’avevo mai detto
di quando mi nacque la memoria
che andava dimenticata  
come una cellula malata

non l’avevo mai detto
di quando sulla porta di un bar
imparai a leggere

– Eintritt verboten für italiener –

non capivo ma faceva male
ora fa male
e ancora non capisco.

non l’avevo mai detto
di quando percepii il dolore
non nella carne

più dentro

nel fondo più profondo
dove racchiusa
nitida è l’immagine

non l’avevo mai detto
che la voglio
spegnere

ma brucia
acqua salata
di antico pianto!

************** 

Abdwahd =  fortunato
dedicato al bambino somalo nato su un barcone della speranza, nato clandestino senza conoscere le leggi in questa umanità priva di diritti, identità, giustizia e futuro
Partire verso il divenire
affidando negli occhi di chi rimane
la nostalgia di ritornare
errare nella parola
portata dal vento caldo
della terra lontana
sono andati
aggrappati alla speranza
di navi senza ritorno
valigie piene di memorie
nella nudità
di stazioni senza lacrime
facce prosciugate
dalla dignità
di un uomo
sguardi spersi
che hanno attraversato
piazze sconosciute
vie senza il tuo nome
nome senza il tuo volto
volto senza identità

Una rosa

 

 

 

 

 

 

 

Pinsîr
L’aiar al remene il cîl
che come gotis di mîl
al dismonte intal cûr
scussant il mâl scûr.
Une rose une spine une spine une rose.
L’anime intorçolade
biel planc  si è impiade.
Il dolôr al svole lontan
discognossût, sotan.
Une rose une spine une spine une rose
Une niule braurose,
dal soreli morose,
mi dîs cidine cidine
“nus tocje di vivi, ninine
une rose une spine
une spine une rose”
 

Pensiero
Il vento scrolla il cielo
che come gocce di miele
scende nel cuore
smorzando il dolore.
Una rosa una spina una spina una rosa.
L’anima attorcigliata
piano si è infiammata.
Il dolore vola via lontano,
sconosciuto, soggiogato.
Una rosa una spina una spina una rosa.
Una nuvola boriosa
Promessa in sposa al sole
Mi dice silenziosa
“Ci tocca vivere, carina
una rosa una spina
una spina una rosa”

di Giuliana Pellegrini, poesia in friulano/italiano, che ha avuto il secondo premio al concorso Le voci dell’anima di Villa Vicentina (UD)

Lo spaventapasseri

Lo spaventapasseri

Ti hanno fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo
 già!
baluardo di colture e culture nel tempo tradite

ti hanno messo il cappello della saggezza
e l’occhio del sapere
ti hanno dimenticato nel caldo vento malato
di un campo di spighe modificate
che niente riempie

ti ricordi di Pietro?

il bambino che ti mise il fucile
il fucile l’ha portato via il vento libero

ti ricordi di Pietro?
l’ha portato via la guerra

ti ricordi di Pietro?
è morto, mille e altre mille maledette volte

Agnieska, Kim, Rabu, Dragan
nei palmi le spine di Birkenau
con la carne ardente a Trang Bang
accovacciato sotto il muro di Ghaza
lembo di straccio in qualche fossa a Mostar

tu immoto testimone della globalizzazione virtuale
tu indifferente spettatore di avversità e ingiustizie

ti hanno dimenticato le gambe
 già!
gambe per correre libero

Renzo Furlano

Oh acqua!

tn_mani_acqua.jpg 

Acqua
Mai doma nel suo scorrere, irrequieta irrompe spumeggiante di spruzzi e gorgoglii, si incanala, penetra ogni insenatura.
Nei suoi viaggi vivaci espande vita in ogni dove. Acqua è materia di cui siamo.
Acqua è lacrima, sudore, stilla microscopica che riflette l’infinito.
Acqua è lo specchio nella pozzanghera dei nostri giochi.
Acqua è la pioggia che picchietta sui tetti, è il fluire dolce dei nostri pensieri. Acqua è la gocciolina di rugiada che si dondola sulla corolla del fiore, e scivolando d’argento diventa un ruscello chiacchierino
È quella timida che si tuffa nel blu del mare immenso, per poi ritornare lieve bianca nuvola. ma…
Acqua è sempre più spesso un rubinetto da cui fuoriesce neanche la speranza.

Oh acqua, acqua
candide palmi scure
han tentato di trattenerti
ma tu, tu fuggi
sempre fuggi
nelle mani non rimani
che nel sapore della nuvola
ridiscendi libera
sei la goccia sul seme
danza ballerina
profumando l’erba fresca nata
è nel silenzio
che ho udito
il bambino
invocarti
Acqua!
 

La filastrocca

Piove picchiettando sul tetto
della casa dal tiepido caldo
a volte scroscia col rombo del tuono
altre, scende in pudico silenzio
altrove cade lieve biancheggiando
sull’albero di foglie spoglio
uno spazio ovattato
dove il tempo pare fermato
noncurante ed indaffarato
dell’importanza dell’acqua l’uomo
s’è dimenticato
non si pone il dubbio
perché tutto questo
in un altro luogo
viene morendo invocato.

Migrare

tn_renzo_1.jpgMigrare

Partire verso il divenire
affidando negli occhi di chi rimane
la nostalgia di ritornare

errare nella parola
portata dal vento caldo
della terra lontana

sono andati
aggrappati alla speranza
di navi senza ritorno

valigie piene di memorie
nella nudità
di stazioni senza lacrime

facce prosciugate
dalla dignità
di un uomo

sguardi spersi
che hanno attraversato
piazze sconosciute

vie senza il tuo nome
nome senza il tuo volto
volto senza identità

Perché nessuno dimentichi

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Perché nessuno dimentichi
lo sterminio umano
l’intelligenza sterminata

che non dimentichino i figli dell’odio
che non dimentichino i figli della rabbia
che non dimentichino i figli dell’indifferenza

perché non si ripeta
oggi ne domani
in ogni altrove

che la terra sia la terra di tutti
che il cammino si faccia in tutti
che si zittiscano le armi per sentire la voce del diverso.

Renzo Furlano (parole e foto)

Auguri per un Mondo migliore!

Non l’avevo mai detto
di quando mi nacque la memoria
che andava dimenticata  
come una cellula malata

non l’avevo mai detto
di quando sulla porta di un bar
imparai a leggere

– Eintritt verboten für italiener –

non capivo ma faceva male
ora fa male
e ancora non capisco.

non l’avevo mai detto
di quando percepii il dolore
non nella carne

più dentro

nel fondo più profondo
dov’è racchiusa
nitida è l’immagine

non l’avevo mai detto
che la voglio
spegnere

ma brucia
acqua salata
di antico pianto!

Renzo Furlano

Come un soffio

tn_soffione.jpg

Ho inseguito
molti pensieri
camminato nella speranza
di sogni spezzati
una stretta strada
impolverata
come sospesa
nell’attesa
della brezza
fredda
che rischiara
la realtà.

Ho cercato
ciò che
sembrava
Amore
in ogni altrove
in ogni momento
nel vento
nel mare
su nel blu
in una donna
nel tempo
t’attendo.

Ho presunto
e sbagliavo
nel dirmi importante
volevo
oh, io
piccola formica
lasciare orma
del mio breve cammino
leggero
come il trastullare
di una foglia
che cade nell’ultima stagione
Renzo Furlano

Poesia!

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Candela
Stanotte
– come altre –
trattengo il cielo sveglio per comporre una poesia.

Appena scritta
mi arrampicherò
su una cresta malinconica,
raggiungerò la tua camera buia.

Sulla spalliera del letto
distenderò silenziosamente
I miei versi:
trasformati in candela
li accenderò per te.

Khabat (in curdo significa lotta), pseudonimo di Tarik Aziz, nasce il 1° settembre 1963 nel villaggio Karanau presso la città petrolifera di Kurkuk nel sud del Kurdistan

Moraro ìncontra la poesia e la musica

tn_ll1.jpgMoraro ìncontra la poesia e la musica
Giovedì 23 agosto – ore 21.00  a MORARO (Go)
presso“frasca da Aldo” via Petrarca 17 (a fianco del Municipio)

“INCREDIBILMENTE VICINO” (Terza edizione)

Autori, poesie, letture, musica con
IVAN CRICO (Pieris/Go), RENZO FURLANO (Cormòns/Go), MANUELA PECORARI (S.Lorenzo/Go)
GIACOMO SANDRON (Portogruaro/Ve) e Mauro RADIGNA, chitarra

Ivan CRICO Poesia in bisiaco. Un mondo che si manifesta, le sue atmosfere, il suo tempo, le sue luci. Quando la natura incontra la memoria e il cuore.

Manuela PECORARI  L’intensità del volere comunicare. Le parole diventano espressione, suono e significato.

Giacomo SANDRON La continua ricerca. Lo sguardo dello scrivere. Scrivere lo sguardo.
 
Renzo FURLANO Una intimità che si fa confessione. La poesia come epifania del vivere. quasi sottovoce. Per sentire meglio.

La libertà

tn_rosa.jpgNella mia poesia
se mi tolgono i fiori
mi muore una stagione
se mi tolgono la fidanzata di stagioni
me ne muoiono due
se mi tolgono il pane me ne muoiono tre
se mi tolgono la libertà
mi muore tutto l’anno e così muoio anch’io

Sherrko Becas poeta Kurdo

Ales Steger, un grande poeta, un amico

tn_soffione.jpg 

Il viaggio
Dovunque andrai,
dovunque la tua ombra si mescolerà con gli estranei,
sappi che là, dove ti aspetto, non tornerai più,
e che quello che ti aspetta non sono più io.
Perciò: cammina sulle ombre. Che ti sollevino come un tappeto
Volante nell’aria e ti conducano dall’altra parte del cuore.
Là, al sicuro, proseguirai e tutto ciò che rimarrà
si mescolerà con il futuro.
Così riceverai il sangue bianco che cercherà la notte nel suo.
Addormentati: che i fiumi ghiacciati ti portino racchiusa in un fiore là
Dove non c’è sete e son libere le vene.
Da lontano giungerai,
sullo stame ti sveglierai, cambiata, e sentirai
che anche lui, che dorme accanto a te, sta arrivando da lontano.
Riconoscilo: sappi che sono io
e che siamo, all’inizio di un nuovo viaggio, di nuovo a casa.
Ales Steger

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