L’infanzia rubata

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L’infanzia rubata
L’ombra cupa
dilunga muta
sulla pagina strappata
dell’infanzia
che non c’è.

L’ultima luna
Inizia l’ultima luce
diafana esplodendo
da lontano s’avvicina

stanco di mostrare il muso duro
smussato nello specchio ipocrita
di amichevoli cristalli opachi

sferza il vento
sfogliando icone ingiallite
sfatte forme del corpo

flogosi crescente
di continui eccessi
mai trattenuti

niveo non è
l’onesto orgoglio
del cavaliere senza destriero

la luna stanca
oltre il buio
calando mi spegne.

Il trapassato cronico

Vivo nella sabbia grigia, cristalli vuoti
specchi di momenti sempre più spesso fiaccati
come in una risacca
rigenerata dagli scogli
rifluiscono i ricordi

ricordi, si, maledetti ricordi
lì sempre lì, presenti nelle lunghe assenze
sento il male che mi faccio
e non mi oppongo, mi giustifico;
viene da lontano il ricordo cronico

inizia prima dei miei passi
lì nel paese di puzza e gangrena
abbasso la testa alla bestia dell’odio
cercando di velare la vergogna di mille lacrime
quelle di mille piccoli aghi aguzzi

una montagna che pesa
poi col tempo si fa il callo
ma ti scava dentro
schiuma la rabbia
e dentro ti cambia  

parentesi diverse a ricordarti dei ricordi
quelli spensierati nel verde prato
si rideva nell’infante speranza
non del futuro ne presente
del sogno che non lascia ricordi

momenti dal sapore nuovo
per il suo amore giuravo la morte
ho in mente i suoi occhi
non ricordo il suo viso
nel cuore mi è rimasto il vuoto del sentimento

sognavo di volare
volare leggero su tutto
sui mali e sulle ingiustizie
ora cado sempre più spesso
svegliandomi con in bocca il gusto acre dell’impotenza

non mi sopporto più
non mi giustifico
i ricordi ritornano con i vestiti del presente
mi martellano la mente
ma cosa vuole da me la gente

voglio essere trasparente
farmi oltrepassare la mente
il corpo si sfa lentamente
come pura non è la neve che
a marzo si scioglie.

Il corpo si libera di me

Sospeso
Sospeso nel sottile futuro
Sorretto da un punto interrogativo
Strappato alla leggerezza del pensiero

Sconosciuto

Sconosciuto venturo
Stanche sensazioni
Segni sbiaditi

Scuro 

Scuro di nuvole buie
Schiuma rabbiosamente il mare
Sbattendo contro antiche cellule

sabbia

Sabbia grigia
Sale bianco
Sangue rosso

Solo

Solo
Silente
Si allontana

Apparente realtà
della leggerezza apparente dell’assoluto
alla pesantezza reale della tristezza

Tutto
Prende posto
Sull’ala leggera
Dell’assoluto.

      Apparente

Solitaria rimane
La lacrima
Che silente
Scende.

      Realtà

Ricordi
Brividi di solitudine mi pervadono.
Un’alba buia,
di una vita mal vissuta,
di un’infanzia mai giocata.

Gli elfi del ricordo,
liberano lo scrigno
di un passato mai morto.

Spille di dolore
mi squarciano il cuore.

Stille di lacrime,
che non riescono a cancellare.

Il vuoto,
si riempie del mio io,
il nulla del mio corpo.

Il silenzio,
spegne il tumulto
dell’andato.
Non voglio essere chiamato.

Freddo
Stringo nei pugni
Fili di cristallo

Fuori, morde
Il vento nero

Mi trema
Il pensiero

Avvolge
La solitudine.

Ho
freddo.

Suono di violino
La stanchezza di una vita mai vissuta,
mi relega in un letto di disperazione.

Il ticchettio dell’orologio,
sbriciola sogni senza speranza.

Una realtà ostinata segna la mia vita,
arrampicata su un reticolato di infinite delusioni.

Svegliarmi
Svegliarmi stanco
con la speranza di palpare il mondo
la voglia di toccare l’umanità.

Donna, uomo, bambina.
Amante, padre, figlia.

Desiderio di amare,
ricerca di ricordi dimenticati,
libertà inseguite.

Il nulla, il vuoto, il buio.

Sogni persi sulla strada
sopiti in una luce fiocca che
si riverbera sull’asfalto bagnato.

Bramosia di essere diverso.
Non uguale nell’uguale.

Diverso per andare alto,
sognare il segno eterno.
Svegliarmi un punto sperso nell’infinito.

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